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Crema Antirughe

Salve, mi presento, sono Crema di nome e Antirughe di cognome. Mi trovo nella vetrina di un piccolo negozio di cura personale. È ormai da anni che aspetto che qualcuno venga ad acquistarmi, ma nulla, i clienti comperano sempre il correttore Nars che se ne sta lì spavaldo a vantarsi della nuova pubblicità che gli han dedicato alla TV, ma soprattutto della sua nuova confezione color pesca, della quale si dice costi più del correttore stesso …

Ma sorvoliamo su questo patetico dettaglio del mio triste destino, perché oggi sono qui a raccontarvi di un fatto alquanto bizzarro avvenuto in negozio. Proprio stamane stavo origliando una giovane ragazza (penso si trattasse di una di quelle che gli umani chiamano giornaliste) intervistare una commessa del mio negozio con domande che io, Crema, prima d’ora non mi sarei mai posta.

Dovetti sgranare gli occhi per leggere il nome della commessa intervistata, scritto sulla targhetta agganciata alla sua camicetta bianca: Giovanna Moro.

La giornalista avviò le riprese con una grossa telecamera e, dopo essersi schiarita la voce, iniziò dicendo: «Oggi siamo qui con Giovanna Moro, una giovane commessa di un negozio dedicato alla cura del corpo». Poi continuò rivolgendosi alla giovane: «Secondo lei, perché è così importante la cura della nostra fisicità in rapporto a ciò che viviamo interiormente?». La commessa si ritagliò qualche istante per riflettere, poi rispose: «Prendersi cura di noi stessi diventa lo specchio della nostra più profonda interiorità ed è il primo passo fondamentale per curare quella parte nascosta nel profondo di ognuno di noi. Volerci bene, trattare con cura il nostro corpo, è l’arma più idonea per affrontare le difficoltà della vita, perché quando una persona decide di dedicare cura e tempo al suo corpo, non si accorge che in realtà sta donando inconsciamente cura e tempo alla sua anima».

Ero ormai totalmente risucchiata da quell’intervista alquanto insolita: voglio dire, questo è un negozio di bellezza, mica un consesso filosofico! Ecco che proprio quando stavo per distrarmi, la giornalista incalzò la commessa: «E secondo lei, è possibile avere cura di sé e degli altri senza tener conto della propria salute?». La mia curiosità impazzì: non mi importava più quando potesse essere assurda la conversazione e mi sporsi per ascoltare meglio le parole della commessa.

«Credo che tutto sia possibile – rispose Giovanna – ma non credo che sia la strada più efficace quella di avere cura degli altri quando non ne abbiamo neanche per noi. Ritengo, inoltre, che se una persona non è in grado di badare alla propria salute fisica, non si dovrebbe sforzare eccessivamente per preoccuparsi di quella degli altri».

Fu allora che io, Crema Antirughe, per la prima volta sentii la mia fronte corrugarsi. Com’era possibile che dietro a quell’insignificante insegna Negozio di Cura Personale ci fossero così tanti pensieri e riflessioni? Che poi, rimanga tra noi, di tutte quelle parole ne avrò capite mezze, ma suonavano così bene che per forza di cose dovevano trattarsi di discorsi importanti e molto seri.

Speravo che finalmente quell’interrogatorio alla commessa fosse giunto al termine … quando quella giornalista filosofa riprese con le domande: «Quali sono, a suo avviso, i rischi di un’eccessiva attenzione al corpo?». «Questa voglio proprio sentirla» pensai tra me e me, mentre aspettavo che la commessa ribattesse: «Osservando me stessa e ciò che mi circonda, potrei dire che il rischio più grande sia quello di cadere nell’inganno della vanità e nella necessità continua di apparire sempre i migliori e pretendendo sempre di più dal nostro corpo portandolo all’esasperazione e finendo per distruggerlo. Cercando di modificarlo, zittiamo ogni segnale che il nostro corpo vuole darci. Infine, ci terrei a sottolineare che quando una persona è ossessionata da tutto ciò che esteriorità, finisce per perdere la capacità di cogliere l’essenza dell’umano, che va al di là del mero aspetto estetico».

A quel punto mi sorse davvero il dubbio di non trovarmi più in un semplice negozio; controllai persino di essere ancora adagiata in vetrina … Sì, ero ancora lì!

Quando mi voltai, mi accorsi che la giornalista se ne stava andando. Non appena mi passò di fianco per dirigersi verso l’uscita, notai che una grande e profonda ruga solcava la sua fronte. Era il mio momento. Ero sicura che mi avrebbe comperato. La donna mi si avvicinò pericolosamente come nessuna aveva mai fatto; mi afferrò incuriosita sorridendo, ma poi … vide il prezzo del mio prodotto scritto sull’etichetta! Subito con una smorfia mi rigettò nella mia solita vetrina e senza pensarci due volte si fiondò su Nars, il correttore vanitoso.

 Giovanna M. X cl.

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