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Il Video della Nostra Scuola

Tutto ha avuto inizio lo scorso autunno con la richiesta da parte della Sezione di Pedagogia del Goetheanum di realizzare un filmato sul nostro progetto educativo da pubblicare sul loro sito web. Il Collegio docenti ha raccolto l´invito e favorito la formazione di un gruppo di lavoro costituito da insegnanti, amministratori e genitori della scuola.

Abbiamo così deciso di stendere una sceneggiatura e di trovare un professionista che potesse realizzare il documentario. Dopo aver valutato varie possibilità, ci siamo orientati su Corrado Ceron e Alberto Bedin della MILAGROFILM, che hanno dimostrato fin da subito entusiasmo e spirito di collaborazione.

Non è stato facile tradurre in immagini un’offerta formativa ricca e articolata com´è la nostra, che coinvolge bambini e ragazzi di varie fasce d´età. Inoltre era intenzione del gruppo raccontare, attraverso poche ma significative immagini, le attività dei genitori e dei soci che rendono la nostra associazione così forte e compatta. Non poteva poi mancare un riferimento alle nostre origini e al lavoro spirituale svolto dal gruppo di studio antroposofico, che ha permesso la fondazione della nostra realtà. Infine, ci siamo impegnati a realizzare un documentario che guardasse al futuro, mettendo l´accento su ciò che rende il nostro progetto di Scuola Waldorf unico nel panorama nazionale.

Dopo la progettazione del filmato, siamo entrati nella fase realizzativa, che ha visto impegnati Corrado Ceron, regista e montatore, Alberto Bedin, assistente alla regia e fonico, Angelica Riccadonna, fotografa e, per l’occasione, videomaker.

In fase di montaggio sono state utilizzate alcune riprese video realizzate da studenti del terzo settennio; la colonna sonora è interamente composta da musiche realizzate da genitori ed alunni della Scuola Novalis.

 

Abbiamo posto qualche domanda a Corrado, per approfondire le varie fasi di lavorazione:

 

Caro Corrado, puoi raccontare ai nostri lettori come ti sei trovato a lavorare presso la Scuola Novalis?

Ce ne fossero di ambienti così accoglienti, positivi e calorosi!

Alla Scuola Novalis mi sono trovato ottimamente, le persone che ne fanno parte, studenti insegnanti e genitori, si sono dimostrate collaborative e propositive, e queste caratteristiche emergono bene dall´atmosfera rappresentata nel video. Quando tra chi riprende e chi è ripreso nasce una sorta di complicità, allora il prodotto finale funziona ed emoziona. Qui si è creato questo circolo "virtuoso" che ci ha fatto lavorare con serenità, scambio reciproco e creatività.   

 

In pochi giorni di riprese sei riuscito a raccogliere diverse ore di girato, è stato facile selezionare le riprese giuste da inserire nel video?

In generale la fase più difficile quando si raccoglie tanto materiale visivo non è il montaggio bensì la cernita del girato. Penso di avere l´occhio abbastanza allenato da anni di riprese per cui capisco quasi subito se una scena o un´inquadratura funziona o meno nell´economia del montato.

Nel caso specifico del documentario sulla Novalis ho girato molto ma non moltissimo dal momento che, grazie a un´ottima pianificazione delle riprese, sapevamo perfettamente cosa girare e questo è stato un risparmio di tempo non indifferente. Poi ovvio, ci vuole anche quella che io chiamo "ecologia dello sguardo", cioè non riprendere tutto ma saper selezionare già in fase di riprese quello che è narrativamente interessante ed esteticamente efficace.

 

Durante le varie fasi di lavorazione ti sei dovuto relazionare con ben cinque persone. Com´è stato avere per committente un gruppo così eterogeneo?

Di solito avere più "teste" rallenta di molto il lavoro perché ognuno dice la sua ed è difficilissimo trovare un accordo, soprattutto se sono scelte di gusto. Invece con le cinque persone del gruppo video è stato tutto molto semplice e scorrevole. In genere sul set è il regista che decide e tutti collaborano al meglio delle proprie capacità e talenti per realizzare l´idea del regista. Qui invece c´è stata una specie di regia comune, di gruppo; si è cercato di trovare un compromesso tra molteplici prospettive e preferenze. Secondo me, ci siamo riusciti.

 

Conoscevi la pedagogia Waldorf prima di realizzare il documentario? Che idea ti sei fatto della nostra realtà educativa?

No. Non conoscevo nulla della pedagogia Waldorf, né conoscevo Rudolf Steiner, per cui mi sono accostato alla scuola come un bambino che scopre qualcosa di sconosciuto.

E´ stata una fortuna perché non sapendo nulla non avevo quindi neanche preconcetti o sovrastrutture a condizionare la mia visione. Ed è stata una conoscenza per gradi, anzi, secondo il piano di marcia delle riprese. Ogni giorno scoprivo un tassello di scuola, un metodo di pedagogia, un´attività nuova, ecc. Diciamo che il documentario è cresciuto parallelamente alla mia conoscenza della scuola.

Secondo me la pedagogia Waldorf è molto valida, non solo perché varia e stimolante ma anche perché completa, cioè fa parte di un piano coerente di sviluppo della personalità di un bambino e di un ragazzo. Mi piace l´idea di libertà di scelta che c´è alla base di questa pedagogia, di rispetto per le attitudini e le inclinazioni dello studente, mi piace il posto centrale che si dà alle arti plastiche e alla musica (di solito poco considerate nelle altre scuole), mi piace che ci siano insegnanti che appassionano i ragazzi perché sono appassionati per primi loro stessi delle materie che insegnano.

E poi ancora: tutti i laboratori pratici, le uscite, l´alternanza scuola lavoro, l´incontro con professionisti in vari ambiti, il teatro, l´euritmia, ecc. Insomma, è una pedagogia attenta a ogni aspetto dei ragazzi, quindi rispettosa del loro essere, della loro volontà e del loro futuro. 

Concludiamo ringraziando di vero cuore tutti coloro che, con pazienza e dedizione, hanno reso possibile la realizzazione di questo documentario. Buona visione!

 

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