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Opinioni sulla globalizzazione

La globalizzazione è un processo che ha visto coinvolto tutto il mondo e che ha permesso a due persone che vivono agli angoli opposti del pianeta di poter mangiare lo stesso hamburger, bere la stessa bevanda e vestire nello stesso modo. In sostanza la globalizzazione è il traffico di merci, informazioni e flussi di investimento su scala globale. Come tutti i fenomeni socio-economici, ha avuto un inizio e avrà una fine. Un tempo si temeva che tali flussi commerciali avrebbero avuto vita dura a causa degli Stati Uniti d’America che guidavano questo fenomeno e sembravano l’unica potenza commerciale globale. La “comparsa” della Cina sul mercato mondiale, ha scombinato le carte in tavola, permettendo al fenomeno di evolversi e di non fossilizzarsi. La Cina, appunto, che aumenta di giorno in giorno il proprio peso nel commercio, potrebbe rappresentare un futuro modello per la globalizzazione, nonostante ci siano forti dubbi sulla realizzazione di una leadership orientale.

Il fenomeno della globalizzazione, però, al momento sembra abbastanza stabile. Quello che forse preoccupa di più sono quelle organizzazioni multinazionali che, grazie alla costante liberalizzazione del commercio, sono dovute nascere per regolare gli scambi internazionali.

Ma perché rappresentano un problema?

Tali multinazionali, a differenza dei governi, non eleggono pubblicamente i propri dirigenti, eppure la loro influenza si estende su scala globale. Ciò che preoccupa è che i telegiornali non ne parlino e non si trovino neppure notizie su internet. Tali organizzazioni sono al di sopra delle leggi e hanno la facoltà di fare causa ad uno Stato, portandolo a processo per crimini contro l’associazione stessa.

Tali multinazionali sono responsabili di scambi di denaro virtuale enormi, considerando che solo il 10% delle transazioni finanziarie quotidiane avviene nel modo reale; di conseguenza, tale compravendita di denaro va a creare ricchezza non effettiva, che equivale allo stampare continuamente denaro.

I governi diventano sempre più deboli e quindi vendono a privati, che assumono il controllo di quelli che erano enti pubblici; di questo passo, non sarebbe troppo stupefacente se l’educazione, la ricerca, l’esercito e il dipartimento della salute fossero gestiti da organizzazioni non statali.

Gli impieghi diventano sempre più precari e la manodopera perde sempre più valore, costringendo le persone ad adattarsi a salari sempre più bassi. Questo, insieme ad altri fattori, come l’interruzione degli aiuti sociali, porta a crack economici che, come quello asiatico, si concludono con tali multinazionali che prendono il controllo delle reti di comunicazione, dei sistemi informativi, dei satelliti, del censimento e della schedatura delle persone e dei tribunali, provocando una sempre maggiore invulnerabilità di tali associazioni.

Il potere, insomma, non è più localizzabile in un governo o in una nazione

Ma diamo un volto a tali entità “ultraterrene”:

-      Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, che disegnano l’economia mondiale attraverso il prestito di denaro che viene ripagato con vantaggiosi favori;

-      Il World Trade Organization che decide le condizioni degli scambi commerciali di tutto il mondo;

-      Il World Economic Forum che comprende gli uomini più influenti del pianeta che grazie a videoconferenze decide il destino degli scambi economici mondiali;

-      La Commissione Trilaterale che riunisce i dirigenti dell’America del Nord, dell’Europa occidentale e del Giappone;

-      Il Council on Foreign Relations, un’organizzazione americana di leader politici o economici di alto livello.

Quello in cui ci stiamo addentrando sembra sempre di più uno scenario apocalittico che stranamente assomiglia al romanzo di Orwell, “1984”, dove nemmeno la privacy esiste più.

È dunque questa la fine delle libertà e del mondo? 

Alessandro Querenghi XII classe









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