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LĀ“Inferno Oggi

Il 25 marzo 2021 si è festeggiato il Dantedì, la Giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri, e a 700 anni dalla morte del Sommo Poeta gli studenti della classe XI hanno iniziato il loro viaggio alla scoperta della Divina Commedia: un viaggio non solo letterario, ma di riflessione profonda sull’umanità tutta; un viaggio che ci mette a confronto con un solo uomo, ma che permette di trovare qualcosa che ha a che fare con ognuno di noi.

Queste sono le prime domande a cui abbiamo provato a dare risposta.

 

Cos’è l’inferno oggi? Ci sono luoghi nel mondo che potremmo definire infernali?

Io credo non ci sia un concetto di inferno uguale per tutti; per qualcuno magari l´inferno è una città grande e affollata, mentre per qualcun altro è la casetta dispersa nelle montagne, senza Wi-Fi né TV... dipende sempre dalla realtà in cui siamo cresciuti. 
Se dovessi indicare una città che per me è l´inferno, forse sceglierei Nairobi, la capitale del Kenya: poco fuori dalla città principale povertà e sporcizia sono padrone di tutto, ci sono montagne di rifiuti tossici sui quali le persone vivono e passano le giornate cercando oggetti utili per venderli per pochi euro, ci sono bambini che fin dalla nascita per non sentire la fame sniffano una colla tossica o il carburante dei jet rubato dagli aeroporti. Credo che questo per me sarebbe l´inferno.

 

Nel III canto dell’Inferno Dante incontra gli IGNAVI, anime che in vita non presero mai una posizione e che per questo non piacquero né a Dio né ai suoi nemici (a Dio spiacenti e a’ nemici sui). Ma chi sono gli ignavi, oggi?

Ai nostri giorni, penso che la presenza di ignavi sia un aspetto della società molto preoccupante. Oggi ognuno di noi tramite i social può esprimersi o schierarsi su due fronti contemporaneamente: ferendo e restando nell’ombra. Questo fenomeno è figlio di padri senza virtù; abbandonati ai vizi, in assenza di ideali, si arriva a pensare che basti un “mi dissocio” a cancellare le parole taglienti appena pronunciate. Basta guardarsi attorno per capire dove ci troviamo: mescolati in una società che volta le spalle a un fratello e incapaci di imporci su un´idea sbagliata, abbiamo troppa paura di essere ciò che agli altri non piace, invece di piacere per quello che lottiamo. Non considero codarda una persona che non si schiera, penso solo che abbia perso un´occasione per imparare qualcosa di nuovo, per mettersi in gioco in un dibattito, per difendere un´idea... ognuno vive la sua vita come meglio crede, ma considero codardo chi non si schiera giudicando chi l’ha fatto.

 

Gli ignavi descritti da Dante a mio parere oggi non ci sono più. Per me, difatti, il non prendere una posizione e il non esporsi è di per sé una posizione. Non mettersi né da una parte né dall’altra, né da una faccia né dall’altra della medaglia, indica una chiara posizione, quella più comoda all’individuo stesso in quel momento; indica una capacità di adattarsi e di scegliere l’orientamento giusto al momento giusto, di essere liquidi e duttili per non incappare in complicazioni magari futili e di cui l’individuo in sé non vuole preoccuparsi. L’ignavo, dunque, è una persona che può essere mal giudicata per la sua astuzia quasi serpentina, ma a cui un certo tipo di intelligenza va riconosciuto.

 

Coloro che evitano di prendere una posizione secondo me lo fanno per due motivi:
1. non vogliono immischiarsi in affari che potrebbero mettere a repentaglio la loro reputazione;  
2. non sanno cosa fare perché sono perennemente indecisi e insicuri. 
Spesso ai giorni nostri la vita è fatta di cose date quasi per scontate, per cui non si ha tanto il bisogno di prendere una posizione. Soprattutto per i più giovani che, però, nel corso degli anni avranno sempre più scelte e decisioni da prendere per non vivere la propria vita passivamente. Infatti, secondo la mia opinione, se una persona segue la massa, non si mette in gioco, non si butta mai, alla fine dei suoi giorni come potrà dire di aver vissuto appieno la sua vita? Se si vive la vita in maniera lineare, diritta, senza trovare mai un bivio o senza mai provare a cambiare strada, se si vive sanza infamia e sanza lodo, restando in quel limbo che appartiene a chi non ha fatto del male, ma non ha neanche fatto altro, si può dire davvero di aver vissuto e non di essere sopravvissuto? Forse soltanto ognuno di noi potrà capirlo per se stesso, un giorno.

 

Oggi, le persone che Dante definisce come ignavi, costituiscono una parte corposa della nostra società; ma com´è questa società? È una società egoista, dove prevale l’individualismo, dove non esiste più quello spirito di popolo solidale che caratterizzava invece le città dei vecchi tempi. Si è perso lo spirito di volontà, la forza di prendere iniziative, di prendere posizione per cercare di rendere il mondo migliore di quello che è. Ecco com’è la nostra società: è piena di ignavi, persone che non prendono mai parte attiva agli avvenimenti, che si lamentano costantemente di qualunque cosa, ma non fanno nulla per cambiare. Sono quelle che di fronte ad un problema o un ostacolo non vogliono rischiare e aspettano che lo faccia qualcun altro al posto loro. Sono tante le persone che non hanno un pensiero proprio e che per paura di perdere si affidano al più forte. In una società, poi, basata sull’apparenza, tante non vogliono assumersi la responsabilità o semplicemente farsi avanti per paura di sbagliare o di ricevere una critica, ma se continuiamo a porci queste barriere continueremo a essere semplicemente esseri umani viventi ma non viventi, come inutili parassiti. Oltre a vivere, bisogna VIVERE; dobbiamo smetterla di lamentarci e non fare nulla; se qualcosa è sbagliato, dobbiamo indignarci e farci avanti senza aver paura di quello che pensano gli altri; bisogna aiutarsi l’un l’altro e non continuare a dire “non è un problema mio” altrimenti saremo sempre la società di adesso, colma di esseri che vivono, ma non vivono.

 

Talvolta io, come del resto tutti per virtù umana, mi ritrovo ad attraversare momenti di una tristezza sconsolata, di tipo particolarmente contemplativo, nei quali mi chiedo cosa abbiano alcune persone più di me. Come mai personaggi privi di senso critico, personalità o pensiero libero, o qualunque traccia dell’anima aristotelica che li renda interessanti, sono graditi alla compagnia più di me? La risposta che mi dò, forse solo per rasserenarmi un poco, è che la personalità è magnetica, attrae qualcuno ma respinge qualcun altro, non è mai neutrale. Un ignavo, invece, non sta mai scomodo, a parte quando conti su lui. Non è per nulla arduo essere un camaleontico, svizzero ignavo: è come coprirsi di una guaina bituminosa atta a farsi scivolare addosso ogni responsabilità, per poi distendersi sul pavimento e farsi calpestare e trasportare dalle idee altrui. Tuttavia, non si è mai scomodi a nessuno. Io stesso molte volte mi ungo intenzionalmente di tale peccaminoso atteggiamento per evitare lo scontro e farmi scivolare addosso velocemente il passare degli eventi. Un mondo pieno di ignavi, però, non sarebbe tale. Anche se privo di guerre, non sarebbe tanto distante dal paleolitico. Io però mi schiero… devo mandare una mail!


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