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La Top Ten dei Paesi meno virtuosi dal punto di vista ecologico

Un recente studio australiano pubblicato sulla rivista Focus il 18 Luglio 2018 stila una classifica di 228 nazioni in base al loro impatto ambientale utilizzando sette parametri fondamentali:

 

·        il tasso di deforestazione;  

·        il tasso di conversione degli habitat (cioè la trasformazione di habitat naturali in zone residenziali, agricole o industriali);

·        i volumi di pesca; 

·        il livello di utilizzo di fertilizzanti chimici; 

·        il livello di inquinamento delle acque; 

·        le emissioni di CO2

·        il numero delle specie animali a rischio.

 

Questi dati sono stati messi in correlazione con tre variabili socioeconomiche: la popolazione, il prodotto interno lordo e la qualità di governo, quest’ultima calcolata in base ai parametri del Worldwide Governance Indicators Project adottati dalla Banca Mondiale per valutare l’affidabilità dei governi.
Ne è emerso che i paesi più ricchi sono anche quelli che hanno l’impatto più devastante sull’ambiente, sconfessando l’opinione che i paesi più ricchi, proprio grazie alla maggiore disponibilità economica, utilizzino tecnologie più pulite. Quindi più ricchezza non equivale a maggior rispetto dell’ambiente.

 

 

paese

classifica

punto di vista ecologico

Perù

10°

Il Perù è la decima nazione meno eco-compatibile al mondo. Si è guadagnata questa poco invidiabile posizione grazie alla pesca indiscriminata e al commercio illegale di specie animali protette.

Australia

In Australia solo l’11,5% del territorio è sottoposto a qualche forma di tutela ambientale (in Italia siamo al 12%). Ciò significa che tutto il resto è terra di conquista per speculatori immobiliari e grandi imprenditori agricoli. E in effetti l’Australia è il settimo paese al mondo per conversione degli habitat e il decimo per perdita di foreste naturali. A questo si aggiunge il fatto che gli australiani sono il nono paese al mondo per quantità di concime chimico utilizzato.

Russia

Meno di metà della popolazione russa ha libero accesso all’acqua potabile: falde e sorgenti sono infatti inquinate dai liquami delle discariche e da scorie radioattive. Anche se negli ultimi dieci anni l’inquinamento da attività industriali è diminuito, la Russia rimane comunque il quarto paese al mondo per contaminazione delle acque. In oltre 200 città la qualità dell’aria è decisamente pessima, con livelli di inquinamento molto più alti di quelli stabiliti dalle normative internazionali. La Russia è infine il settimo paese al mondo per volumi di pescato.

India

Secondo il Wall Street Journal, nel corso degli anni, il governo indiano ha aumentato a dismisura i contributi per la produzione di urea e altri fertilizzanti chimici. Grazie a questa poco lungimirante politica, l’India si colloca al secondo posto nella classifica dei maggiori utilizzatori di concimi artificiali, con risultati oltretutto controversi: l’uso intensivo di urea è infatti così devastante per il terreno che le rese di alcuni cereali stanno diminuendo. Le attività agricole e industriali, la generazione di energia e altri utilizzi stanno inoltre riducendo sempre di più le risorse idriche del paese e le poche acque disponibili sono inquinatissime.

Messico

Con oltre 450 specie di mammiferi, 1000 uccelli, 693 rettili, 285 anfibi e 2000 pesci, il Messico è uno dei paesi con la più grande biodiversità. Già nel 1990 molti di questi animali erano però a rischio di estinzione. Il Messico non ha infatti mai aderito alla Convenzione CITES che regola il commercio internazionale di piante e animali a rischio. Sarà per questo che il paese del Centro America è al primo posto per il numero di specie in via di estinzione o sarà per l’elevata deforestazione che minaccia i loro habitat?

Giappone

È la quarta nazione al mondo per volumi di pescato e detiene il 25% del commercio mondiale delle 5 più grandi specie di tonno. Il Giappone è anche uno dei principali consumatori di carne di balena: nonostante la moratoria internazionale del 1986 che ha formalmente vietato la caccia ai cetacei, le baleniere del Sol Levante continuano il loro lavoro, ufficialmente per scopi scientifici. Secondo l’International Whale Commission sono responsabili di oltre 1000 catture ogni anno. E se i mari giapponesi sono costantemente minacciati dai pescatori, a terra non si sta certo meglio: il Giappone è infatti il 6° paese al mondo per emissioni di CO2 e il 5° per conversione degli habitat.

Indonesia

Secondo i dati del Global Forest Watch, tra il 1950 e il 2000 le foreste indonesiane si sono ridotte del 40%, passando da 162 milioni di ettari (equivalenti alla superficie forestale dell’intera Europa) a solo 98. Per questo motivo l’Indonesia si colloca al secondo posto nella classifica dei paesi maggiormente colpiti dalla deforestazione. L’elevato numero di specie animali a rischio e le emissioni di CO2 le fanno conquistare un poco invidiabile 4° posto nella classifica dei paesi più dannosi per l’ambiente.

Cina

È in assoluto la nazione con le acque più inquinate al mondo. Oli pesanti, pesticidi, immondizia: nelle acque cinesi c’è davvero di tutto. Più di 20 milioni di cinesi non hanno accesso all’acqua potabile e il 70% delle acque del paese è contaminato Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità ogni anno circa 100.000 persone, quasi 300 al giorno, muoiono a causa dell’inquinamento idrico. Nonostante ciò, è il primo paese al mondo per volumi di pescato. A tutto questo si aggiungono le elevatissime emissioni di CO2, di cui la Cina è il secondo produttore mondiale.

Usa

Sono il primo paese al mondo per l’utilizzo di fertilizzanti chimici e per emissioni di CO2, il secondo per inquinamento delle acque e il terzo per volumi di pescato: grazie a questi poco invidiabili record si classificano come la seconda nazione al mondo con l’impatto ambientale più pesante.

Brasile

Il Brasile entra nella "top ten" su quasi tutti i sette parametri di impatto ambientale considerati dai ricercatori: 1° per deforestazione, 3° per conversione degli habitat, 3° per uso di fertilizzanti, 4° per numero di specie a rischio e per emissioni di CO2 e 8° per inquinamento delle acque. Ma l’aspetto più preoccupante resta comunque la deforestazione: la creazione di pascoli, di zone agricole e industriali; politiche di governo sbagliate stanno sterminando la foresta amazzonica. E sulla costa atlantica del Brasile stanno rapidamente crescendo grandi piantagioni di eucalipti: piante non autoctone introdotte per la produzione di cellulosa e che stanno progressivamente modificando l’ecosistema

 

 

Dopo aver pubblicato questa tabella, vi vorrei far riflettere sul fatto che il mondo si sta accartocciando come un foglio di carta, con una velocità che non può lasciarci indifferenti. E’ evidente che qualcosa non funziona bene, però, ogni volta che vediamo questi dati sul nostro ambiente, la maggior parte delle persone si gira dall’altra parte, perché ormai il nostro pianeta è formato prevalentemente da persone individualiste. Voglio spiegarmi meglio, portando un esempio: io sono una persona sensibile ai temi ambientali, sto attento a non inquinare e non uso troppa plastica, insomma cerco di non avvelenare il pianeta. Purtroppo non tutti hanno la stessa sensibilità, basta guardare i cestini dei parchi pubblici dove c’è un misto di rifiuti. Se andassimo a prendere dati più aggiornati, ci accorgeremmo che certi numeri sono cresciuti, altri diminuiti. Questo fenomeno non è causato dalla natura ma siamo noi esseri umani che irresponsabilmente ci stiamo uccidendo con le nostre mani, per non parlare delle statistiche riguardanti la plastica che buttiamo e non sappiamo dove vada. Solo quando andiamo al mare e ci troviamo a nuotare con la plastica attorno, riusciamo a comprendere come stiamo riducendo il nostro ecosistema.

Mi rivolgo a voi che leggete questo articolo, non voglio costringervi a non inquinare ma, prima di gettare qualsiasi cosa nel cestino o peggio ancora per terra, cercate di pensare: sto facendo bene a buttare questa cosa, potrebbe causare inquinamento? Se tutti ci mettessimo a ragionare così, sono certo che la Terra rinascerebbe, incomincerebbe a riprendere quel respiro che noi le stiamo togliendo.

Jurij T. XII cl.


 


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