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Il mio PCTO allĀ“UNISVE

Per la prima esperienza di PCTO della mia vita ho deciso di iniziare il percorso seguendo un’alternanza scuola lavoro legata a quello che studio più di 11 ore alla settimana, durante le lezioni di indirizzo: la bioedilizia.

Per una settimana sono andata all’UNISVE, l’unione stuccatori veneziani, che si occupa del restauro di opere architettoniche nella città di Venezia, dove sono cresciuta. Questo è stato bello, perché mi ha permesso di avvicinarmi di nuovo alla vita che ho lasciato lì, tristemente, e che un po’ mi manca da quando frequento la scuola a Conegliano.

Così il 9 di gennaio, alle 7 e 35 del mattina sono partita da casa e mi sono incamminata presso la sede dell’UNISVE che si trova a circa 20 minuti a piedi da casa mia, in campo Santa Margherita.

Durante il tragitto mattutino mi sono rallegrata vedendo il sole appena sorto dal ponte dell’Accademia, mi ha dato un senso di serenità e aiutata a superare un po’ l’ansia di entrare in un’ambiente nuovo.

La sede dell’UNISVE ospita un laboratorio di restauro, dove ho passato le giornate in compagnia di lavoratori professionisti.

Ho iniziato con la verniciatura di alcune antiche catene, che avevano la funzione di proteggere una statua appena restaurata nel comune di Fiesso D’artico.

Dovevo dare 3 mani di vernice nera brillante ad ogni catena per dare un’effetto metallico nuovo.

All’inizio ero un po’ impaurita perché era la prima volta che maneggiavo qualcosa di così antico, ma poi ho capito che se non fossi stata in grado mi avrebbero dato qualcos’altro di altrettanto prezioso da restaurare…. così mi sono messa a lavorare.

Dopo 4 ore avevo completato la seconda mano di vernice, ed il suono delle campane mi ha ricordato che era arrivato mezzogiorno.

Sono andata in pausa pranzo e sfortunatamente la mia timidezza ha vinto di nuovo e non ho avuto il coraggio di mangiare con gli altri operai, nell’apposita saletta all’interno dell’ufficio, così sono uscita in Campo Santa Margherita dove si trovano diversi bar e ho mangiato una piadina in compagnia di me stessa.

All’una eravamo di nuovo tutti al lavoro, mi hanno chiesto perché non avessi mangiato con loro e ho risposto che ero andata a mangiare da mia nonna, mentendo, perché non volevo che sapessero che invece ero rimasta sola.

Quando ho terminato il lavoro di restauro delle catene e le ho viste appese, tutte uguali, sono stata  molto fiera del lavoro svolto. Ci ho messo veramente un sacco di impegno e dedizione, perché volevo che venissero al meglio e devo dire che ne sono stata felice.



Per il resto della settimana, ho aiutato nel restauro di 8 panche antiche che provenivano dall’androne di un palazzo tipico veneziano affacciato sul Canal Grande. Il cliente aveva specificatamente richiesto che il restauro si vedesse il meno possibile, ed è stato abbastanza complicato soddisfare questa richiesta.

Dopo la stuccatura abbiamo dovuto scartavetrarle e sciacquarle. Le panche erano veramente grandi e pesanti ed è stato un lavoro che ha richiesto tempo e forza.

Durante i tempi morti, hanno deciso di farmi risistemare tutto il laboratorio, lavando barattoli e contenitori nei quali erano contenuti acidi e miscele con un odore per niente piacevole; controvoglia ho deciso di aiutarli.

Ho pulito tutti i barattoli e notato un senso di soddisfazione personale per essere riuscita a fare qualcosa che non avevo per niente voglia di fare. Sono stata felice di aver dato una mano, io avevo il tempo che a loro mancava, e finalmente erano riusciti ad avere un po’ di ordine.



Nel mio ultimo giorno di lavoro ho fatto una nuova esperienza: creare delle cornici in gesso. Alice una restauratrice professionista, mi ha spiegato tutti gli step per andare a creare le cornici. Bisognava riempire un becher con 300ml d’acqua tiepida e poi pian piano riempirlo di polvere di gesso, finché non raggiungeva una consistenza densa, ma non troppo.

Dopo, con l’aiuto di una spatolina, bisognava colare il gesso dentro il calco e assicurarsi che non si creassero bolle d’aria, dopodiché lasciar addensare per circa 10/15 minuti.

Fin da subito ero molto scoraggiata per il fatto che non mi riuscissero bene: o si rompevano perché il tempo di addensamento era troppo breve, oppure si creavano delle bolle d’aria all’interno.

Dopo qualche colatura e qualche aiuto ho  iniziato a prenderci la mano e finalmente una dopo l’altra,  riuscivano perfettamente.

A fine giornata, dopo una ventina di cornici perfette, erano arrivate le 17,00 ed era tempo di andare. Ho salutato e ringraziato il personale che mi aveva seguita e dato l’opportunità di osservare molto; ho conosciuto gente simpaticissima che, nonostante qualche battibecco inerente al lavoro, si vuole un gran bene.



Sono stata felice di conoscere un mondo al quale non mi ero mai interessata, allo stesso tempo anche un po’ dispiaciuta di non esser riuscita a fare delle esperienze belle come quelle che mi avevano raccontato i miei compagni più grandi che erano già stati lì, a causa delle temperature rigide e quindi dei pochi cantieri aperti a disposizione.

Da questa esperienza ho imparato che non sempre tutto va come si vuole, ma c’è sempre una motivazione, ho imparato a fidarmi un po’ del destino, senza dovermi per forza arrabbiare per non aver ottenuto ciò che volevo, ho imparato anche a vivere da sola e quindi ad arrangiarmi in tutto e per tutto, ma soprattutto una cosa che mi resterà per sempre è quella di aver imparato che se si ha l’opportunità bisogna fare il lavoro che piace per essere felici e liberi.

Beatrice F. XI cl.

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