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Il dono della rabbia

Dal titolo si potrebbe dire che c’è una contraddizione tra la calma di un dono e la rabbia di un essere umano; in effetti, questa contraddizione si riporta in tutti i capitoli del libro.

Il libro tratta principalmente di alcune lezioni di Mahatma Gandhi al nipote Arun su come contenere la propria rabbia nelle situazioni della vita.

Vorrei condividere alcune riflessioni soffermandomi in particolar modo su un capitolo di questo libro, che solleva una domanda molto interessante e molto attuale che sarebbe:

“Lo spreco è una forma di violenza?”

Lo spreco oramai si nota in tutte le cose: acqua e cibo in particolar modo.

Penso che lo spreco di cibo sia una grave forma di violenza che contrappone chi produce, chi consuma senza il dovuto rispetto e chi invece non può permettersi un’alimentazione adeguata.

Il cibo dovrebbe essere considerato dal punto di vista di chi ha impiegato sudore e sforzo per procurare alimenti che possano essere mangiabili; lo stesso vale anche per l’acqua. Certe volte noi ci lamentiamo che l’acqua sa di cloro o di calcare, ma credo che se offrissimo la stessa acqua a persone che stanno morendo di sete, loro la berrebbero senza tanti problemi. Perciò, sono convinto che se noi abbiamo dell’acqua non dobbiamo lamentarci, perché c’è gente che sta peggio di noi. Al contrario, ogni giorno si buttano via litri di acqua potabile pur sapendo che c’è gente che sta morendo di sete. Un semplice esempio è quello di quando ci si lava i denti; mentre lo spazzolino è in bocca, c’è il rubinetto del lavandino che fa uscire acqua molto pura: si può anche fare un’attenzione un po´ più ampia e pensare di chiuderla mentre ci si pulisce i denti.

Tornando al cibo, noi esseri umani ogni giorno, in buona parte del mondo, ne buttiamo via quantità smisurate, senza considerare che in molti casi sarebbe ancora mangiabile. Ma mi chiedo: il cibo viene buttato per un motivo o solo perché al singolo non piace? Si può dire che c’è gente che butta il cibo solo quando non è più mangiabile, e questo non si chiama spreco, anche se in alcuni casi non si ha la dovuta attenzione nel conservarlo adeguatamente.

Tutt’altra cosa è quando si butta il cibo per capriccio: ciò significa svalutare il lavoro di chi si è impegnato per produrre quello che poi le altre persone buttano via.  Dunque, c’è una differenza tra sprecare il cibo per capriccio e noncuranza, e gettare cibo perché effettivamente non è più mangiabile.

Nella mia esperienza, però, spesso si guarda solo ai propri gusti, e in molti casi si è prevenuti rispetto a sapori nuovi o diversi. Se si guardasse al vero bisogno, secondo me si butterebbero via solo le cose che proprio sono quelle immangiabili. Se noi al giorno d’oggi abbiamo quotidianamente tutto il cibo che ci serve per sopravvivere, il merito è solo di tutte quelle persone che sono state lì a coltivare, a sudare e a fare fatica per procurare il cibo per tutti color che si nutrono di ciò che viene coltivato.

Il cibo può essere visto come il lavoro di un essere umano e, siccome bisogna essere rispettosi del prossimo, si può dire che bisogna rispettare il cibo circostante, senza buttarlo via per spreco. Vorrei vedere cosa penserebbe il contadino che ha lavorato tanto per produrre tutto quel cibo, se sapesse che è stato buttato via! Tanto più, se poi sapesse che quel cibo buttato in molti casi era ancora buono, sono sicuro che a questo punto la persona che si è impegnata per procurare tutto quel cibo si sentirebbe quasi violentata, sapendo che c’è gente che “usufruisce” di tutto quel cibo per poi buttarlo via. Ciò, secondo me, si riporta come violenza.

Sicuramente si possono fare delle riflessioni su quello appena detto: lo svalutare delle persone che si sono messe lì a coltivare non è di tutti, ma di coloro che si possono permettere il consumismo; se guardiamo coloro che non si possono permettere il consumismo, sono quelle persone che prima di buttare via il cibo guardano se è veramente da scartare. E si può fare attenzione se buttare via tutto o solo la parte non buona.

Un altro risvolto del problema dello spreco di cibo (e di acqua) è quello che si fa un’ingiustizia contro chi non se lo può permettere. Cosa succederebbe se costui venisse a sapere che c’è gente che butta via cibo, o spreca acqua, ogni giorno? Non penso che costui si possa meritare di sapere che c’è chi spreca mentre lui soffre perché ha bisogno.

Però, se noi andiamo a vedere gli effetti dello spreco, ci accorgiamo che esso crea maggior consumo per il mercato. Dunque, il consumismo è una forma di violenza contro le persone che stanno soffrendo per trovare del cibo.

Per concludere, si può soltanto dire che più si ha rispetto del cibo e dell’acqua, meno consumismo ci sarebbe. Più le persone sono rispettose di tutto ciò che hanno intorno, più diminuiscono gli sprechi, con soddisfazione di coloro che mettono la loro forza e tutta la loro volontà per un mondo più giusto.

“La nostra avidità e l’abitudine allo spreco perpetuano la povertà, che è un crimine contro l’umanità” (Gandhi)

Jurij Tubini XI Classe


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