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Il Bene e il Male

Il male, dunque, il male…

Bel tema da affrontare.

Ma esiste il male? Esiste il bene?

A questa domanda non c’è una risposta sicura, eppure fa riflettere.

Il male per definizione dovrebbe ripugnarci, dovrebbe cercare di farci stare più lontano possibile da esso, tuttavia il male spesso tenta, spesso piace e spesso viene cercato e bramato dall’uomo.

Nell’opera di Ghoete il male era rappresentato dalla tentazione, dal demone Mefistofele che in realtà, forse, non faceva altro che cercare di far raggiungere a Faust un attimo di felicità e di pienezza.

Ma allora essere felice è male?

Forse il male di quel tempo era ancora legato alla religione, ma ad oggi, invece, molti di quelli che erano i canoni di malvagità del tempo sono spariti.

Facciamo un esempio: oggi, un uomo che frequenta molte donne tutte consenzienti e libere è considerato da gran parte della società una persona normale e non un mostro che andrà all’inferno, un tempo, invece, una persona di questo tipo sarebbe stata classificata come lussuriosa e non degna del regno dei cieli.

Già questo ci fa capire che il concetto di bene o male è innanzitutto legato a un banale vincolo temporale, ci fa capire che non è immutabile e inalienabile e ci fa capire innanzitutto che non è un dogma.

Un altro vincolo che vedo legato al concetto di bene e male è la soggettività.

Anche qui vorrei condire le mie parole con un esempio.

Mettiamo caso che una persona ne uccida un’altra: per una persona estranea ai fatti, che percepisce la notizia in questo modo, l’assassino potrebbe rivelarsi una persona malvagia, ma al contrario, nel caso in cui qualcuno provasse un odio viscerale nei confronti della vittima, l’assassino potrebbe diventare una persona buona, se non addirittura un eroe.

Certo è che, fuori dai canoni di spazio tempo, fuori dall’uomo e fuori dalla vita stessa, ci potrebbero essere scritte, scolpite nel nulla eterno, delle leggi su cosa è il bene e cosa è il male, e che quelle leggi potrebbero essere uniche e inalienabili, ma noi al momento non possiamo esserne a conoscenza e di conseguenza non possiamo seguirle.

Dato questo, dunque, la vita terrena non ci può presentare il bene e il male come cose reali, tangibili e pure, ma piuttosto ce le può mostrare sulla base del pensiero comune e dei canoni della società; anche in questo caso basta pensare come secoli addietro le persone omosessuali fossero totalmente perseguitate e demonizzate e come invece oggi vengano difese a spada tratta e quasi innalzate su un piedistallo.

Alle volte mi viene da pensare che l’uomo, con il suo concetto di bene e male, di buono e cattivo, sia un po’ estremista, e credo che spesso la verità stia nel mezzo, perché a mio parere, come in tutto nella vita, non si sta quasi mai sul bianco o sul nero, ma per la maggior parte del tempo negli spazi grigi che si creano tra i due.

Mi viene in mente un altro esempio: nel cinema, nel mondo dei supereroi c’è spesso una netta suddivisione tra bene e male, con un Superman ingellato marmoreo e giusto fino al midollo contro un nemico brutto cattivo e spietato.

Ma io vedo negli antieroi le figure più simili all’uomo della realtà: Deadpool, Daredevil, hanno tutti un senso di giustizia, però hanno tutti anche una rabbia dentro che si mischia ad altri sentimenti, il rimorso, l’odio, la sete di vendetta, la paura... che a mio parere sono molto più tangibili e reali di come vengono concettualizzati il bene e il male.

Qualcuno potrebbe obiettare con diverse osservazioni.

Per esempio: uccidere un bambino è male.

A questa affermazione onestamente devo dare credito, ma con una piccola correzione: uccidere un bambino è sbagliato, orripilante e disgustoso per la maggior parte delle persone che vivono oggi con i canoni della società odierni e con un pensiero comune volto alla protezione degli indifesi.

E certo l’idea che qualcuno uccida un bambino innocente ad oggi ci fa rabbrividire, ma andate a dirlo agli spartani che erano malvagi perché uccidevano i bambini deboli.

Anche qui il male è oggettivo nella sua soggettività, a mio parere, e per qualcuno il pensiero può essere aberrante, ma a pensarci bene è così e non vedo altre strade differenti da questa.

Un altra mozione che mi potrebbe essere posta, è quella legata alle altre emozioni:

Soffrire è male.

Essere tristi è male.

No di nuovo, io direi, e correggerei dicendo che soffrire ci fa stare male, così come essere tristi, ma sono passaggi necessari per crescere e stare bene dopo aver sofferto, e aver appreso qualcosa che prima ci era sconosciuto.

Dopo questa premessa vorrei ritornare su alcune parti fondamentali del nostro interrogativo; perché si usa dire che il male ci induce in tentazione?

Perché fondamentalmente molto di quello che i canoni odierni ci impongono come male e che ci fa sentire in colpa commettere, in realtà un po’ ci piace, un po’ ci fa sentire potenti e sopra le regole.

Penso nella vita sia capitato a tutti di rubare almeno una volta; il mio quesito è: come vi siete sentiti? Non avete provato quel brivido lungo la schiena, quell’emozione scura che solo l’illegalità riesce a dare?

E se siete poi rimasti invece in preda all’ansia e al senso di colpa è perché il concetto di bene e male è ormai talmente radicato in voi che fa morsa sul vostro cervello e agisce di conseguenza.

E quindi il male tenta, tradire è orribile e lo dico come ragazzo che è stato tradito, e provo disgusto all’idea di farlo e per chi lo ha fatto, ma sotto sotto lo capisco, perché ho sempre avuto il vizio del proibito e di provare emozioni che solo i più stupidamente coraggiosi provano, perché alle volte lasciarsi tentare e giocare con il diavolo è uno dei pochi modi per sentirsi vivi, e il nostro Faust ne è la prova letteraria.

Perché in fondo

Davvero in fondo

L’uomo vive per appagare se stesso, e quando possiamo farlo senza che nessuno ci veda o ci giudichi, sfido chiunque a non cogliere al volo l’occasione.

 

Andrea G. XII classe


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