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Di tutta l´erba un “Fascio”

Questa estate è stata presentata una proposta di legge da parte di un deputato del PD, Emanuele Fiano, da cui il ddl Fiano (atto 3343), approvato dalla Camera il 12 settembre 2017.

Essa prevede “l’introduzione dell’articolo 293-bis del codice penale, concernente il reato di propaganda del regime fascista e nazifascista”, con l’obiettivo di produrre uno strumento legislativo che permetta di punire “chiunque propagandi le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero delle relative ideologie, anche solo attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne richiami pubblicamente la simbologia o la gestualità”.

Nonostante tale proposta miri a colpire quella “complessa attività commerciale che ruota intorno alla vendita e al commercio di gadget riproducenti immagini, simboli o slogan rievocativi dell’ideologia del regime fascista o nazifascista”, il richiamo diretto alle immagini e ai simboli potrebbe coinvolgere le opere d’arte riferite a quella travagliata parte di storia dell’Italia.

Io provengo dalla città di Latina, ex Littoria, sorta nel 1932, ancor oggi ricolma di simboli, monumenti, sculture, edifici che richiamano il Ventennio. A seguito di questa proposta di legge, quali potrebbero essere le conseguenze nella mia città di origine?

Le leggi precedenti attualmente in vigore, puniscono già i reati riconducibili alla propaganda di idee proprie del fascismo: legge Scelba (L.645 del 1952) e legge Mancino (L.205 del 1993). Pertanto la proposta di legge Fiano si inserisce in un contesto normativo già strutturato.

Dunque in che misura potrebbe essere considerata la fondazione di una città e delle sue opere d’arte, essa stessa simbolica dell’ideologia fascista?

Littoria fu fondata nel 1932 a seguito dell’opera di “bonifica integrale” delle paludi pontine che ha cambiato completamente l’assetto del territorio. Benito Mussolini inaugurò la Città Nuova con la posa della prima pietra il 18 dicembre dello stesso anno. L’architetto Oriolo Frezzotti fu incaricato di progettare e realizzare il nuovo centro abitativo in linea con l’architettura razionalistica dell’epoca; lo sviluppò attraverso un impianto radiale a partire dal centro del Quadrato.

L’architettura e gli edifici pubblici e privati della città sono oggetto di studio in Italia e all’estero per la portata rivoluzionaria delle idee: linee ortogonali, palazzi alti tanto quanto la larghezza delle strade, autarchia dei materiali, giardini all’italiana, piazze ampie per le adunanze, attenzione all’aspetto del benessere del cittadino nella costruzione degli edifici abitativi. A seguito della prima fase di progettazione fu inserita nel 1934 una seconda idea di costruzione della città definita “stile monumentale” simile alle costruzioni del quartiere Eur a Roma.


Il palazzo delle poste e la stazione di Littoria furono invece progettati dall’architetto Angiolo Mazzoni il quale aderì e firmò il manifesto del futurismo insieme a Tommaso Marinetti.

Il palazzo Emme rappresenta la M dell’iniziale Mussolini concepito come centro di un foro romano. Fa sempre una certa impressione la visione di tale ammasso di travertino da parte dei turisti che lo esplorano! Un po’ per il senso della dittatura che realmente viene toccato con mano, un po’ perché oggi sarebbe incomprensibile un’operazione del genere.

Mi chiedo ora, in merito a questa costruzione, cosa ci suggerirà la legge Fiano? Di abbattere tutto con gigantesche gru? Di coprire l’opera con teli mastodontici perché ritenuta offensiva? O solo di svuotarla e aspettare che muoia da sé…

Nella mia città sorgono una pinacoteca comunale ed un museo dedicato a Duilio Cambellotti. Se Fiano entrasse lì dentro inorridirebbe! Busti di Benito, fasci littori, la “Redenzione dell’Agro” affresco murale nella sala della Prefettura lungo circa 8 metri inneggiante la vittoria fascista sulla terra emersa, i tombini delle fognature con il fascio littorio e la M stampata sui mattoni prodotti per costruire.

A seguito dell’aspetto costruttivo, Benito Mussolini reclutò migliaia di coloni provenienti dalle varie regioni d’Italia, soprattutto Veneto e Friuli, per lavorare a Littoria promettendo loro un appezzamento di terreno. Lavoratori che sono morti a migliaia per la durezza dei luoghi e la terribile malaria; hanno donato tutta la loro fatica per redimere l’agro.

Ritengo si debba superare l’aspetto dell’antipatia e della simpatia nei confronti di questi anni dolorosissimi del nostro paese. I miei bisnonni erano da una parte poveri contadini veneti, dall’altra ricchi fascisti bolognesi. Oggi stanno morendo entrambe le generazioni e bisognerà attendere che si estinguano completamente per entrare in un concetto di storia che dia il giusto distacco dagli eventi accaduti, affinché la memoria possa diventare storia di fatti, gesta ed eventi. Qui hanno convissuto gerarchi fascisti e coloni partigiani. I racconti vivi sono ancora presenti in chi ce li tramanda. Ed è proprio nel rispetto dell’esistenza che la tutela del patrimonio storico ed artistico dovrebbe passare per il buonsenso nell’articolato e ricco panorama politico italiano.

Carlotta Belli- XII classe


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