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Cannabis Shop?

Nel corso degli ultimi decenni, sempre più studi hanno dimostrato la sicurezza di questa pianta. In particolare, gli estratti di cannabis ricevono da molti anni una destinazione terapeutica, grazie alla presenza del componente noto come cannabidiolo o CDB: questo composto non psicoattivo è utilizzato appunto nella marijuana medica, dalle potenzialità rigeneranti e rilassanti, specialmente per il trattamento di dolori prolungati o per alleviare i sintomi di malattie incurabili.

“La Cannabis ha proprietà antidolorifiche e risulta essere un buon rimedio per chi soffre di patologie gravi”; ad affermarlo è Igor Grant, direttore del Center for Medicinal Cannabis Researchche alla guida di un team di ricercatori ha fatto delle scoperte sorprendenti riguardo la Cannabis. Attraverso test scientifici è stato possibile riscontrare il forte beneficio che la Cannabis ha procurato ai pazienti trattati con essa, rispetto a coloro che sono stati trattati con il placebo. La differenza è stata evidente soprattutto per i pazienti sofferenti a causa di lesioni e spasmi dovuti a patologie come la sclerosi multipla o dolori provocati da malattie del sistema nervoso. Nonostante i risultati sorprendenti, tuttavia, gli esperti sono comunque convinti di dover agire con cautela nella somministrazione della marijuana. Il dottor Grant ha affermato: “Oggi è provato che l’uso della Cannabis può essere considerato a tutti gli effetti un trattamento complementare o iniziale ad una terapia medica. Questi risultati – ha poi aggiunto - offrono una solida base scientifica alle discussioni sull’utilizzo della Cannabis nella medicina” (dal sito www.newnotizie.it).

E’ da questo aspetto che, sulla scorta delle più recenti novità legislative, ha preso mossa il boom della cannabis light: questa viene ricavata dalle infiorescenze femminili della marijuana, specificamente selezionate per l’elevato contenuto di CBD e la quasi assente componente di THC, che rappresenta, invece, il composto psicotropo contenuto nell’erba e causa il divieto legislativo. Grazie a questa composizione, la canapa legale non è stupefacente se contiene concentrazioni di THC inferiori ai livelli minimi stabiliti dalla legge italiana. Le caratteristiche del prodotto sono responsabili dell’effetto rilassante, ma non inibente delle normali funzioni emotive e cerebrali: pur essendo una sostanza diversa dalla marijuana terapeutica, la cannabis light non reca con sé alcuno dei rischi legati al consumo dell’erba “tradizionale". Sono questi gli elementi che, anche in forza della recente liberalizzazione del settore, hanno fatto esplodere il fenomeno della commercializzazione e vendita della marijuana legale, con un trend che testimonia un mercato e un numero di consumatori in costante crescita. Attualmente, la cannabis light può essere tranquillamente acquistata in Italia, rivolgendosi ai numerosi fornitori che stanno aprendo in tutta la penisola; oltre ai negozi fisici, inoltre, è decisamente in crescita il mercato on line, che consente agli acquirenti di vedersi recapitata a casa direttamente l’erba legale, evitando anche il possibile imbarazzo nell’acquisto. 

Sensibilizzazione, modifica dei costumi e trend di mercato sono alla base anche di un progressivo cambiamento nelle abitudini di consumo degli italiani in tema di marijuana. Grazie alla normativa del 2016 sono diventati pienamente legittimi la detenzione e l’utilizzo delle piante: l’acquisto di infiorescenze di cannabis light è favorito dalla volontà dei consumatori di rivolgersi ad un prodotto dalle riconosciute proprietà analgesiche, senza i rischi legati alla presenza del principio attivo stupefacente. La clientela che si rivolge principalmente a questo tipo di consumo, stando almeno ad alcune analisi di mercato prodotte dai principali operatori del settore, è essenzialmente quella dei consumatori maturi e consapevoli, desiderosi di rivolgersi ad un prodotto di cui conoscono gli effetti benefici e l’assenza di rischi e, soprattutto, di smettere di alimentare il preoccupante fenomeno del mercato criminale clandestino. Sono soprattutto i giovani ad aver abbracciato con entusiasmo il consumo di erba legale in Italia, ma non i giovanissimi, dal momento che la vendita è vietata ai minori di 18 anni. La gran parte dei consumatori è alla ricerca di un prodotto che permette di beneficiare degli effetti della marijuana in tutta sicurezza, per alleviare i disturbi del sonno o per affrontare periodi di stress e insicurezza: il passaggio dalla marijuana illegale alla canapa legale sembra essere uno dei principali risultati che è dato riscontrare in questo primissimo periodo di “sperimentazione". E’ bene, però, prestare attenzione al tipo di prodotto acquistato. Come anticipato, la vendita di cannabis light non è consentita direttamente a scopo ricreativo, per cui fumare la cannabis legale resta tecnicamente un illecito, passibile di sanzione amministrativa. Per questo motivo è bene rivolgersi unicamente ad operatori qualificati e dotati di ottime referenze: questo per evitare la possibilità di acquistare un prodotto non conforme alle prescrizioni legali.

Secondo il Consiglio superiore di Sanità (Css) però, bisogna fermarne la vendita perché “non può esserne esclusa la pericolosità. Il parere è stato comunicato su richiesta del ministero della Salute e riguarda la marijuana legale, cioè quei “prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa” (con livelli di Thc inferiori allo 0,2 per cento) in vendita nei ‘canapa shop‘ diffusi in tutta Italia. (Da www.ilfattoquotidiano.it)


Secondo il Css, devono essere attivate “nell’interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione, misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti“. 

Una presa di posizione che rischia ora di danneggiare il mercato in pieno boom dei canapa shop, dopo che nel maggio scorso una circolare pubblicata dal Ministero delle politiche agricole aveva dato il via libera alla coltivazione (solo se la pianta ha un tasso di THC inferiore allo 0,2 per cento). Da quanto si apprende, il ministero della Salute è già stato informato di questo parere e ha chiesto anche l’opinione dell’Avvocatura dello Stato. I rischi per la salute, spiega il Css, riguardano proprio il principio attivo dei cannabinoidi: “La biodisponibilità di Thc anche a basse concentrazioni non è trascurabile, sulla base dei dati di letteratura; per le caratteristiche farmaco-cinetiche e chimico-fisiche, Thc e altri principi attivi inalati o assunti con le infiorescenze di cannabis sativa possono penetrare e accumularsi in alcuni tessuti, tra cui cervello e grasso, ben oltre le concentrazioni plasmatiche misurabili”.

Un altro problema è il fatto che non è stato valutato “il rischio al consumo di tali prodotti in relazione a specifiche condizioni, quali ad esempio età, presenza di patologie concomitanti, stati di gravidanza/allattamento, interazioni con farmaci, effetti sullo stato di attenzione, così da evitare che l’assunzione inconsapevolmente percepita come ‘sicura’ e ‘priva di effetti collaterali’ si traduca in un danno per se stessi o per altri”.

Quello che penso riguardo ciò è che la cannabis non dovrebbe essere venduta al pubblico in maniera indifferenziata e senza ragioni mediche provate da una prescrizione. I cannabis shop, che si stanno diffondendo ovunque, non dovrebbero essere autorizzati a vendere senza una prescrizione ma, ancora meglio, non dovrebbero esistere. La cannabis ha sì proprietà benefiche, ma le dosi per quanto piccole possono risultare pericolose e per questo, a mio parere, solo dei medici specializzati dovrebbero poterla prescrivere e fornirla tramite le farmacie. La vendita indiscriminata al pubblico, per quanto possa creare un business fruttuoso, è pericolosa e le leggi permissive che pian piano stanno venendo approvate portano le persone a sottovalutare la possibilità di gravi effetti collaterali, essendo la Cannabis un prodotto in fase di studio.

Lucrezia - XII classe

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