WhatsApp

WhatsApp nasce nel 2009 da un’idea di Brian Acton e Jan Koum, e secondo una stima Daily Express, circa una persona su sette nel mondo oggi utilizza WhatsApp.
Jan, nato e cresciuto in un piccolo paese vicino a Kiev, in Ucraina, è figlio unico di una casalinga e di un manager del settore edilizio che costruiva ospedali e scuole. La sua casa non aveva acqua calda e i suoi genitori raramente parlavano al telefono, per paura di essere intercettati dallo Stato.
A 16 anni Koum e sua madre emigrarono negli Stati Uniti a Mountain View a causa del contesto politico instabile e antisemita, una volta arrivati ottennero dallassistenza pubblica un piccolo appartamento di due stanze.  Suo padre non si trasferì mai. La madre di Koum aveva riempito le loro valigie con penne e una pila di 20 taccuini sovietici, per evitare di pagare gli accessori per la scuola negli Stati Uniti. Cominciò a fare la baby sitter, mentre Koum spazzava il pavimento di un negozio di alimentari per aiutare a sbarcare il lunario. Quando a sua madre fu diagnosticato un cancro vivevano con lassegno di invalidità di lei. Koum parlava inglese abbastanza bene, ma non amava la natura informale e volubile delle amicizie dei licei americani; in Ucraina si fanno dieci anni con lo stesso piccolo gruppo di amici di scuola. «In Russia tu conosci veramente una persona» affermava Jan.

Questa breve descrizione di uno dei due fondatori di WhatsApp ci porta ad una riflessione sul come le difficoltà del quotidiano unite al desiderio di riscatto sociale abbiano favorito nella mente del giovane Jan l’immagine di un progetto poi concretizzatosi in un’applicazione che oggi in Italia è utilizzata da quasi 20 milioni di persone. Questi numeri non sono così grandi se pensiamo che il primo febbraio del 2016 lo stesso Jan annunciava via Twitter di avere raggiunto il numero di 1 miliardo di utenti attivi nel mondo, questo ci aiuta a comprendere come, con questi numeri, Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, sia stato disposto a sborsare 19 miliardi di dollari per il suo acquisto.
Quando Jan arrivò a delineare l’immagine di Whatsapp, non poteva essere consapevole di come questo strumento avrebbe modificato alcuni comportamenti della nostra società, certo non possiamo e vogliamo gettare alcuna colpa su questo strumento, poiché come molti altri, è l’errato utilizzo da parte dell’uomo a determinare la nascita di comportamenti errati, ma questo ci riporta al tema dell’auto educazione, percorso che nell’epoca in cui viviamo ci viene quotidianamente riproposto, specie quando siamo in procinto di utilizzare quelle che chiamiamo “nuove tecnologie”.



Ora se avete letto sino a qui vi chiediamo: “Appartenete ad un gruppo su Whatsapp?”  oppure ne avete mai creato uno diventandone di fatto gli “Amministratori”? Siete all’interno di un gruppo di cui non condividete ciò che viene scritto, ma non potete uscirne? Se queste domande hanno per qualche secondo distolto la vostra attenzione dalla quotidianità, sappiate che non vi dovete sentire soli, poiché l’impatto sociale che i gruppi WhatsApp stanno avendo nella quotidianità di ognuno di noi è forte, ed assume sempre più contorni preoccupanti, al punto tale che in alcuni casi, dobbiamo parlare di vere e proprie patologie. Ma procediamo con ordine, occupiamoci di alcune semplici regole che ognuno di noi può seguire all’interno di un gruppo. Innanzitutto se decidete di crearne uno, presumibilmente oltre a voi ne faranno parte anche altre persone, il primo suggerimento è quello di condividere con esse le motivazioni per cui creare questo gruppo, la durata temporale alla quale dovrà assolvere, ma cosa più importante, le regole che dovranno seguire i suoi appartenenti. Le prima potrebbe essere di non postare mai contenuti che non siano pertinenti ai motivi che hanno portato alla creazione del gruppo, nel caso ad esempio dei gruppi creati dai genitori di una stessa  classe, sono frequenti le notizie non pertinenti  o catene di sant’Antonio oppure l’inserimento di immagini o filmati in occasione di festività. Attenzione, non vi è nulla di male se siete fra coloro che hanno inserito questi contenuti, ma invitiamo a riflettere sul concetto che quando si crea un gruppo, virtualmente raggruppiamo temperamenti diversi fra loro all’interno di un luogo che pur non essendo fisico cattura la nostra attenzione, ahimè sempre più spesso anche in situazioni di pericolo come quando siamo alla guida di un mezzo. Se quindi nel creare un gruppo vogliamo individuarne le regole, possiamo cogliere come un’occasione di dialogo vero tra persone la loro definizione, ci possiamo incontrare e confrontare su ciò che i suoi membri vorrebbero e non vorrebbero venisse scritto, fermo restando che queste regole nel tempo potranno essere oggetto di modifiche. Il concetto di regola ci riporta quindi al ruolo dell’Amministratore, che per chi non lo sapesse, può essere svolto da più di una persona. L’Amministratore infatti non ha solo il compito di creare il gruppo, ma ne dovrebbe anche moderare la conversazione che avviene al suo interno al fine di rispettare le regole inizialmente condivise, più facile dirsi che a farsi direte voi, vero, ma questo ci porta alla seconda regola, evitare i processi decisionali all’interno di un gruppo. In un gruppo di classe posso chiedere a che ora si terrà una riunione, oppure se qualcuno può offrire un passaggio, ma cosa accade ad esempio quando si chiede al gruppo quale regalo fare alla Maestra/o della propria classe? Accade che d’improvviso si manifestano quelli che vengono chiamati i temperamenti: melanconico, flemmatico, sanguinico, collerico. Probabilmente mentre il flemmatico sta pensando a cosa scrivere, il sanguinico avrà già proposto 10 diverse alternative, a questo punto interverrà il collerico che si lamenterà per i troppi messaggi generati ed in tutto questo il nostro amico melanconico osserva questo fiume di notifiche apparire nel proprio smartphone.


In tutto questo ci si potrebbe chiedere se qualcuno abbia mai calcolato quante volte venga utilizzato uno smartphone per guardare le notifiche ricevute su Whatsapp, voi lo avete mai fatto? In quali orari lo consultate? Siete della categoria messaggi brevi, lunghi, faccine, solo foto e video o audio messaggi? Whatsapp grazie alla sua facilità d’uso oggi è divenuto tra le soluzioni di messaggistica istantanea più utilizzate nel mondo, al punto tale che molte persone gestiscono contemporaneamente più conversazioni con persone singole o gruppi, tutto questo genera ovviamente delle risposte che ci portano ad uno sforzo notevole sia dal punto di vista cognitivo che pratico poiché sempre più spesso lo utilizziamo mentre svolgiamo altre azioni (durante i pasti, mentre camminiamo, ascoltiamo musica, quando qualcuno ci parla o peggio ancora mentre siamo alla guida di un mezzo). Oggi riceviamo sempre più messaggio promozionali che riportano la parola “connessione”, “rimani sempre connesso”, questo perché senza connessione queste soluzioni non possono dialogare tra le macchine che si celano dietro e gli uomini che le utilizzano. Per alcuni sembrerà strano dirlo, per altri sarà scontato, ma il mancato utilizzo di questi strumenti per un arco temporale relativamente breve genera in alcuni di noi disagio, frustrazione, mancanza di “connessione” con la realtà, sarebbe quindi corretto proseguire in questa nostra analisi soffermandoci sulla domanda, a quale realtà intendiamo essere sempre più connessi?


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