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Il tagliere di VI classe tra bellezza e utilità

In questo contesto il piano di studi offre ai ragazzi, anche con il lavoro in falegnameria, l’opportunità di vivere in pienezza questa fase evolutiva. Il legno è un dono della natura poiché rappresenta l’incontro  di importanti elementi  quali luce, aria e calore: per questo possiamo affermare che il legno stimola le forze del cuore; ma il legno resiste alla mano: dopo la lana, l’argilla e altri oggetti malleabili, arriva ora un elemento che oppone una resistenza  e richiede l’attivazione di nuove forze, nuove abilità e nuove capacità che ora sono pronte per essere educate.

In tale sfida non vanno perse di vista le due stelle che devono accompagnare il lavoro in falegnameria in questa delicata fase: la bellezza e l’utilità dell’oggetto che si va a realizzare.

Per il ragazzo è necessario che le sue mani siano educate a realizzare oggetti che si possono utilizzare nella vita quotidiana e che siano al contempo belli, unici, curati con volontà e dedizione di cui egli è capace.

Il tagliere da cucina, il cucchiaio di legno e la paletta ben si prestano a raggiungere tali scopi educativi e didattici. Partendo da un pezzo di faggio, con l’abilità delle mani che utilizzano seghe, raspe e lime, il ragazzo estrae il tagliere, la cui forma già si celava nel pezzo grezzo originale: la bellezza vive quindi una “nascita naturale” dell’oggetto che l’anima del ragazzo accompagna e facilita. Non si persegue infatti una effimera o elaborata bellezza artistica, quanto piuttosto un processo ritmico e armonioso  che attraverso il gesto  delle mani sappia trasformare la materia in opera dell’uomo.

La mamma sarà contenta perché avrà un tagliere nuovo, ma il mondo lo sarà di più perché un nuovo uomo sta crescendo.

m. Fabio Campeol

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