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Il gioco del bambino nel primo settennio

“Vuoi che io ero il papà e tu la mamma e prendevamo il treno per andare a Venezia?”

“Sì, ma io portavo anche la piccola nella carrozzina e preparavo la merenda, così facevamo un pic-nic.”

Ecco due bambini che giocano tranquilli in una cameretta, il loro linguaggio è particolare. L´uso dell´imperfetto: questo tempo passato ma un po’ presente per loro è normale. Il bambino rielabora le azioni del passato, contestualizzandole nel presente.

Quando i bambini giocano sono completamente dentro alla situazione, alla scenetta che stanno riproducendo; in loro sorgono immagini ricche di sensazioni e sentimenti e trasformano la realtà intorno a loro per adeguarla alla loro immaginazione; ad esempio mettono molte sedie una dietro l’altra per simulare il treno. Con la stessa caparbietà con la quale si esercitano a stare in piedi intorno all’anno di vita, ora, dai tre anni in poi, ripetono infinite volte lo stesso gioco proprio come se da esso dovessero apprendere LA VITA. Effettivamente è proprio cosi perché giocando interpretano le azioni che hanno visto fare agli adulti: fanno la spesa, cucinano la torta, fanno il caffe, ecc. Ma imitano anche molto di più, imitano anche quello che non si vede: imitano il modo in cui vengono eseguite le azioni: se chi fa la spesa ha fretta, se chi offre il caffè è scocciato, se la torta viene fatta con amore.

 

Ma i bambini colgono anche qualcosa di più sottile, riescono a cogliere le intenzioni che stanno dietro ai gesti degli adulti, quelle intenzioni sono spesso collegate alla moralità di chi fa l’azione.

Faccio un esempio: se con un bambino per intrattenerlo un pomeriggio escogito e propongo giochi di manipolazione di diversi materiali egli se ne stancherà presto, ma se voglio fare una torta perché è l’onomastico del nonno, allora sarà entusiasta di manipolare farina, burro e uova per la crostata. I bambini vivono profondamente le azioni sensate. Il gioco è una cosa seria per i bambini. Non è il mero “divertimento” che li appaga, interpretare la vita li nutre e li forma.

Abbiamo visto come gioca un bambino, proviamo a immaginare quali caratteristiche dovrebbero avere i giocattoli per rispondere alle necessita dei bambini: dovrebbero essere molto “mobili” per rispondere alle situazioni nelle quali vuole metterli il bambino. Facciamo il caso di una bambola, se fosse bella sorridente e con gli occhi aperti … non potrebbe piangere per poi essere consolata. Quindi la bambola dovrà essere meno conformata possibile per permettere lo sviluppo di tutta la fantasia possibile.

Se io propongo una moto, un trattore o un’auto, queste non potranno essere niente altro; ma se io in giardino ho un alberello o un cespuglio, questo può essere cavalcato, fatto partire come un razzo o fatto viaggiare piano, come un trattore a pieno carico.

I bambini dai giocattoli, come da tutto il mondo, colgono qualcosa di più sottile: i giocattoli vengono toccati, messi in bocca, annusati, ecc. e i bambini da queste sensazioni colgono la verità se sono “reali”, cioè creati dalla natura, vivi: ecco perché usare materiali come lana, cotone, legno, corteccia, ecc. E colgono anche se il materiale è nobile, è prezioso e necessita di cure; oppure è un materiale di scarto e può finire dentro ad uno scatolone insieme a tanti altri giochi di poco conto. Questa caratteristica conforma, educa nel bambino la capacità di trattare con cura i propri giochi e da più grande trattare con cura quaderni e libri per la scuola.

 

Maestra Barbara Cozzi

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