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I Fiori dimenticati

I fiori dimenticati... ondeggiavano nell’aria ai bordi dei campi, s’avventuravano tra il verde delle foraggere o tra il biondeggiare del grano. Su steli leggeri muovevano al vento colori tenui o sgargianti chiamando mille insetti alati: la farfalla azzurrina, l’ape dorata. Un ricamo di petali e nomi quasi fatati: centaura azzurra e viola, clarkia rosa, papavero rosso, verbena bianca, silene fucsia, lino delle fate nel rosa … e via via tra colori, forme e nomi come di costellazioni vegetali.



Al tempo del seme volavano intorno e si abbandonavano fiduciosi alla falce. Un buon vento li portò lontano, nel cielo e nel tempo, fino alle mani delicate dei bimbi che ora li posano sulla terra smossa con le loro zappette, che li guardano nella meraviglia del germogliare e del fiorire con occhi incantati e pieni di gratitudine, che li raccoglieranno nella triste gioia dell’appassire per far volare i loro semi in altre terre e altri prati.
Non lontano da quei campi assolati, lungo i muri di sassi degli orti svettavano rustiche piante dagli intensi colori pastello e sfumature: gialli, rosso ciliegia, violetto, porpora fino a raggiungere quasi il nero.



Sono le altee, il malvone o bastone di San Giuseppe, tanto raffigurati nell’antica raffinata pittura cinese, che tanto piacevano a Renoir e che piacquero soprattutto a Goethe che a Weimar aveva un intero viale fiancheggiato di malvoni.
Li abbiamo portati qui nella nostra scuola per la meraviglia dei bambini che passano accanto a questi fiori più grandi di loro come dentro un’illustrazione di fiaba; tra i loro petali morbidi e ondulati ronzano i bombi lucenti che si tuffano in quei fiori a capofitto, si sfregano nel polline, si strofinano ben bene e poi via in un altro fiore tra gli steli oscillanti nella brezza.

Maestro Vincenzo Pagotto.


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