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Cosa mi racconti?

È possibile che degli studenti delle scuole superiori si avvicinino alla lettura e alla scrittura attraverso un percorso sociale e non individuale?

La risposta è certamente affermativa per la X classe della Scuola Novalis che, dopo essersi cimentata nello studio e nella scrittura di racconti, lo scorso 14 dicembre è risultata vincitrice della prima edizione del Premio di Scrittura Creativa bandito dalla Fondazione Pescarabruzzo di Pescara.

La Fondazione, con sede in corso Umberto I, è protagonista di numerosi progetti nel campo della ricerca, formazione, cultura, promozione dello sviluppo economico e valorizzazione del territorio.

L’emozione è stata enorme quando, resi noti i vincitori del concorso, gli studenti hanno saputo che uno dei loro racconti si era classificato primo tra tutte le scuole superiori partecipanti e che altri due erano stati ritenuti meritevoli di essere pubblicati nel volume edito dalla Fondazione con una selezione dei lavori pervenuti.

L’onore della vittoria si è concretizzato in un premio in denaro di 750 euro, vitto e alloggio per due giorni nella città di Pescara per tutta la classe e per gli insegnati accompagnatori, nonché in 70 copie del volume contenente le storie selezionate dalla Commissione di Lettura.

Alla cerimonia di premiazione, cui erano presenti classi vincitrici dall’Abruzzo, Puglia, Basilicata, Marche e Sardegna, l’intera Commissione si è alzata a premiare la X classe, che a sua volta ha improvvisato un dono recitando all’unisono una poesia, Di tutto restano tre cose, rivolgendosi alla platea dopo un breve discorso degli studenti del gruppo autore del racconto vincitore e del professor Perencin, docente di Lettere della classe.

Il percorso che ha portato a questo importante riconoscimento è iniziato in nona classe quando, nel mese di maggio, dopo aver studiato la forma del racconto, sono state dedicate circa 10 ore di lezione ad un lavoro a gruppi per la scrittura di sei racconti a tema libero che rispettassero la lunghezza minima di 5 cartelle, ispirandosi al titolo del bando, “Da Gutenberg a Zuckerberg”, e alla proposta di identificare un’idea o un valore generalizzabile in cui i ragazzi potessero raccontarsi e riconoscersi.

L’impegno degli studenti e i temi affrontati sono stati notevoli: il viaggio, il razzismo, la tecnologia, la parità dei sessi e la ricerca della libertà. Lavorare in quattro alla stesura di un racconto è stata una sfida non solo artistica e letteraria, ma anche sociale: molteplici sono stati i momenti di crisi, di varia natura, in cui ciascun gruppo ha dovuto trovare una via per proseguire. In particolare, tutti i gruppi hanno manifestato che l’apporto dei singoli non è stato pari: inevitabilmente, chi aveva più o meno talento e interesse per la scrittura ha portato contributi diversi e non sempre è stato facile superare questa disparità. Ciononostante, alla fine ogni gruppo ha riconosciuto che ciascun membro, fosse anche solo con la propria presenza, ha in qualche modo contribuito all’esito del racconto, così come è stato presentato alla fine. Dunque, anche la vittoria è stata la vittoria di tutta la decima classe e il viaggio l’occasione per festeggiare insieme: oltre alla visita di luoghi come la casa natale di D’Annunzio, l’Aurum e il Ponte del Mare, non sono mancati momenti di condivisione e leggerezza durante il lungo viaggio in treno, le quasi altrettanto lunghe cene o in giro per il centro di Pescara, tra attrazioni natalizie.
Fantasia, originalità, progettualità, impegno del singolo e del gruppo sono solo alcune delle capacità sviluppate dagli studenti in questo percorso che li ha portati a scoprire che la letteratura è creata da persone vive, che permette di interpretare contemporaneamente se stessi e il mondo, che l’abilità logica, l’acume di linguaggio e la profondità di osservazione sono prerequisiti fondamentali per ogni tipo di conoscenza e per la partecipazione alla vita culturale di oggi, di ieri e di domani.

A breve saranno disponibili in segreteria alcune copie del volume. Intanto, un assaggio della conclusione del racconto primo classificato...

 In seguito, alla fine della Repubblica di Firenze, il nome di Costanza si perse a causa della presunzione di uomini che non riuscivano a concepire una donna come un´artista che possa lasciare la sua impronta nell´arte. Così, alcuni dipinti di Costanza vennero nascosti o distrutti.
Ancora oggi, però, in molti musei del mondo, alcuni dei suoi lavori sono rimasti intatti, celati sotto la firma del grande Botticelli o di altri pittori secondari, oppure catalogati come anonimi.
Nessuno, guardandoli, immagina che potessero essere opera di una donna. Anche se il carisma di Costanza sarebbe potuto essere d´esempio per le successive generazioni di donne, il suo nome venne dimenticato, e i tempi per raggiungere la parità fra i sessi sono ancora lunghi.


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