Eco-villaggi

Queste comunità si stanno sempre di più diffondendo in tutto il mondo; hanno un ideale di stile di vita ad impatto zero in armonia con l´ambiente e con principi di autosufficienza, sia per quanto riguarda l´alimentazione che per le fonti d´energia. Vengono costruiti edifici in bioedilizia con fonti d´energia rinnovabile e viene praticata l´agricoltura biologica - biodinamica. All´interno ci possono essere scuole, negozi o altre strutture necessarie per un´organizzazione il più autosufficiente possibile.

La densità più elevata di ecovillaggi è sicuramente in America, se ne contano 2000 per un totale di 100.000 membri. In Gran Bretagna e in Irlanda ce ne sono 250 con circa 5000 abitanti. L´organizzazione GEN (Global Ecovillage Network) è specializzata nel raccogliere tutte le informazioni e documentazioni di tutte le comunità presenti nel Mondo. In Italia troviamo Le RIVE (Rete Italiana Villaggi Ecologici, 1996) che si concentra su corsi di formazione e su giornate di incontri anche tra tutti le comunità italiane, soprattutto per chi vuole aprirne uno o andarci semplicemente a vivere.
Ogni villaggio si differenzia con delle proprie caratteristiche e regole, ma in tutti prevale un sentimento di ricerca di qualcosa di diverso dall´odierna società, orientata invece su sistemi completamente contrastanti rispetto a  questi ideali. Ci sono comunità con più restrizioni, dove persino l´elettricità non c´è, comunità di qualche abitante, e altre di un migliaio di membri. Sono microsocietà in cui ognuno può dare il proprio contributo individuale, ma tutto viene gestito in cooperazione; c´è un grande scambio tra le famiglie residenti, ci si aiuta e sostiene in casa, nei lavori e per mandare avanti l´intera organizzazione. Il mezzo di trasporto più diffuso è la bici oppure ci si muove a piedi, ovviamente non sempre questo è possibile.

In Italia, soprattutto nella zona centrale della penisola, esistono all´incirca 30 comunità, alcune attive già da anni, altre invece nuove o in progettazione. Alcune di piccole dimensioni come a Bagnaia, nel Comune di Siena (http://www.viverealtrimenti.com/la-comune-di-bagnaia/); altre, come Damanhur in Piemonte, con 1200 membri (http://www.damanhur.org/it/cos-e-damanhur).

Nella prima situazione tutto viene condiviso, persino il proprio conto in banca, che viene dato alla cassa comune per le spese della comunità. Tutte le spese famigliari sono infatti a carico di tutta la comunità, per questo gli stipendi, uguali per tutti, come pure le ore di ferie, bastano per le spese extra e si riesce anche a mettere via un po´ di risparmi.
Ovviamente bisogna considerare che questo è un progetto di vita con un drastico cambiamento delle proprie abitudini quotidiane; bisogna imparare a convivere con persone che hanno ideali simili, ma non uguali, e bisogna fare un lavoro interiore non irrilevante anche per abbandonare alcune comodità e abitudini di una vita nella società odierna.
Non è quindi una cosa che si può fare da un giorno all´altro, ma richiede una formazione e una documentazione, anche per ricercare la comunità più adatta ai propri principi.

Bisogna quindi dimenticarsi delle idee e pregiudizi circa queste comunità, non sono gruppi alternativi di hippie o sette religiose, ma sono solo persone che stanno cercando, o hanno trovato, un modo di vivere sereno, uno stile di vita semplice a contatto con la natura e la spiritualità, senza alterare gli equilibri umani e ambientali, che nella società odierna si stanno perdendo sempre di più, presi come siamo dalla corsa irrefrenabile del tempo. Penso che sia bello sentire persone diverse, persone che provano a cambiare qualcosa, persone che mettono in pratica i propri ideali e trasformano la propria vita in cerca di qualcosa di migliore che il Mondo potrebbe offrire a molte più persone. Non sono forse un numero così elevato di membri con questa filosofia, ma sommati ad altre persone con alcuni principi simili, pian piano questa “grande comunità globale” riuscirà forse a portare un po´ di umanità e serenità tra la gente.
Testo di Gaia Franceschini


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