Monastero sotto i piedi, riflessioni in cammino.

Bose è una comunità di monaci e monache che appartengono a diverse chiese cristiane. La comunità è nata l’8 dicembre 1965, quando Enzo Bianchi decise di iniziare a vivere da solo. Fu presto seguito da altri fratelli e sorelle e da allora, al mattino, a mezzogiorno e alla sera, si celebra la funzione delle ore cantata.
La preghiera quotidiana fa eco alla preghiera personale di ogni fratello e sorella con la lectio divina, offerta anche agli ospiti da un membro della comunità.
Abbiamo potuto osservare e praticare la vita dei fratelli e delle sorelle di Bose: semplice, che si avvale solo dell’essenziale.



Tutti coloro che vivono all’interno della comunità svolgono diverse attività, come ad esempio la cura dell’orto, il laboratorio di ceramica, la realizzazione delle icone, l’attività di falegnameria, la produzione di marmellate...
In questo modo la comunità può sostenersi anche senza finanziamenti esterni.
Abbiamo anche potuto notare quanto sia importante per loro il senso dell’ospitalità. È un luogo aperto a tutti, che permette di mettere in disparte la vita mondana e raccogliersi nel silenzio.
Durante la nostra permanenza abbiamo partecipato alla vita di comunità, svolgendo alcuni lavori insieme ai fratelli e alle sorelle: ad esempio abbiamo svolto lavori di falegnameria, abbiamo partecipato a laboratori culinari, d´icone e alla coltivazione dell´orto. Allo stesso tempo non abbiamo trascurato lo studio, al quale dedicavamo le ore pomeridiane. C’è stata l’occasione di incontrare in diversi momenti i monaci, i quali ci hanno raccontato come vivono la loro esperienza, offrendoci anche momenti di riflessione riguardo il nostro presente e futuro. 



Vivere nella semplicità, nel silenzio e nel rispetto reciproco ci ha permesso di entrare in noi stessi. Confrontarci con i monaci e le monache ci ha fatto riflettere su diversi temi, suscitando molte domande. Già il percorso che ci ha condotto al monastero è stato una sorta di pellegrinaggio: basti pensare che l’ultimo tratto di 30 km lo abbiamo fatto a piedi.
L’esperienza è stata significativa per ognuno di noi e la porteremo per lungo tempo nel cuore.

Luna Zetti


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